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Il turista che visita la Corsica, detta "l'ÎLE
de BEAUTÉ", non può apprezare in maniera esauriente la sua sosta a Cargèse
se non è attento e curioso di scoprire, oltre la bellezza del paesaggio, la
peculiarità storica di Cargèse. Da
Ajaccio si arriva a Cargèse attraverso una strada sinuosa, ripida e
panoramica. Raggiunto il Colle di San Bastiano, si ammira il golfo di Sagone
lungo tutta la discesa sinuosa. La strada risale di nuovo e dopo poche curve,
ecco che si scopre di dorpresa Cargèse.
Ciò che appare a prima vista è sorprendente
: due chiese quasi gemelle l'una di fonte all'altra. Esse sovrastano il
piccolo porto costruito a forma di scrigno, racchuiso tra il cimitero e il
molo che offre riparo alle barque dei pescadori.
Il turista ignora che questa sérenità,
questo faccia a faccia fraterno dalle due chiese di rito diverso,
quest'armonia tra Dio, la morte e il mare, sono il risultato della gloriosa,
ma allo stesso tempo tragica, storia di Cargèse.
Il villaggio, costruito nel 1774,
incendiato nel 1789, ricostruito nel 1809, assalito una prima volta nel
1830, poi scosso ancora da eventi più recenti, sta a testimonare che il
meglio e il peggio sono sempre, entrambi, presenti sulle sponde del
Mediterraneo così ricche, nella loro diversità, di razze, di religioni, e
generose di alleanze e di conflitti cruenti.
Cargèse deve difatti la sua esistenza alla
prima migrazione greca in Corsica nel 1676. Questi greci erano dei "Mainoti",
originari della penisola di More nel Pelopponeso. Furono soprafatti dai
Turchi nel 1669 dopo una resistenza rimast leggendaria. Il loro primi
approcci con la Republica di Genova, della quale la Corsica all'epoca era
una sorta di protettorato, risalgono al 1663. La piccola colonia greca
sbarcò a Genova il 1° Gennaio 1676 e, in conformità degli accordi molto
precisi conclusi con il Senato di Genova, si stabilì a Paomia, piccolo
villaggio non lontano dal promontorio di Cargèse.
Nel 1731 i Corsi si ribellarono conro
Genova. I greci immigrati, avendo rifiutato di aderire all'insurrezione
furono scacciati da Paomia che i Corsi incendiarono. Gli uomini riusarono a
fare imbarcare le loro famiglie per Ajaccio dove le raggiunero dopo un
ultimo ma acanito combattimento nei pressi della Torre d'Omigna, che si vede
dalla spiaggia del Pero, abbastanza vicina, a Nord di Cargèse. I greci
rimasero ad Ajaccio più o meno bene accetti. Ci fu chi pensò di emigrare in
Spagna. Nel 1769 la Corsica diventô francese. Il Conte di Marbeuf, chiamato,
d'ora in poi a svolgere un ruolo essenziale, convinse i greci a non lasciare
la Corsica.
Il 25 Settembre 1773 fu elaborato un
progetto, che prevedeva, tenuto conto dell'importanza e della composizione
della famiglie greche, la costruzione del villaggio di Cargèse a spese del
Re. Per quanto si sappia, nessun villaggio è stato costruito con questi
privilegi. I greci vi si stabilirono a partire dal Maggio 1775. Un periodo
relativamente calmo e prospero iniziò sotto l'egida di Marbeuf e l'autorità
del capitano Georges Stephanopoli, che dimostrò di essere un amministratore
esemplare.
La scomparsa di Marbeuf e sopratutto la
rivoluzione francese del 1789 misero di nuovo in forse la presenza di questi
"stanieri". Attaccati dai montanari dei dintorni e in modo particolare da
quelli del villaggio di vico, i greci furono costretti ad nuovo esodo verso
Ajaccio.
Nel 1797 mentre solo alcune famiglie
preferirono la maggio parte diesse consenti di ritornare a Cargèse dopo aver
ricevuto le dovute garanzie dalle autorità. Lo stesso Bonaparte non era
rimasto indifferente di fronte a questo nuovo dramma.
Nel 1814 una nuova insurrezione dei Corsi,
rappresenta una nuova minaccia che si concretizzava con la firma di un atto
che imponeva ai greci l'abbandono della quasì totalità dei loro beni. Questo
atto, annullato nel 1822, aveva cagionato miseria, epidemia e provocato nel
frattempo un nuovo esodo.
I disordoni nel 1830 furono l'occasione per
una nuova agressione che fallì. Le vicissitudini per questi sventurati
emigrati finalmente finivano. Un ordine del Re Carlo X in data 29 Marzo 1829
autorizzò la costruzione di una chiesa latina e concesse l'esistenza della
chiesa greca. Così si ultimava la creazione difficile ma esemplare di
un'autentica comunità greco-corsa.
Arrivando a Cargèse e passeggiando per le
vie di Cargèse, non dimenticate la sua storia. Vi troverete nel dedalo delle
case dai colori chiari e dai tetti color rosso. Noterete la dolcezza e l'accoglienza
degli sguardi che hanno conservato ancora il colore azzurro del mare Egeo.
Essi attireranno la vostra simpatia, la vostra amicizia.
Claude Bonéfant |